Tra i documenti di sintesi sulla Brexit che sono stati pubblicati a fine Agosto ve ne uno in materia di risoluzione delle controversie ed esecuzione delle decisioni. Tra i punti nevralgici che vengono trattati vi è la spinosa questione della Corte di Giustizia dell’Unione europea e la sua competenza giurisdizionale sul RU. Il dibattito su questo tema è direttamente collegato ai diritti dei cittadini europei – una delle tre questioni principali che l’UE vorrebbe risolvere prima di passare a discutere di un futuro accordo commerciale con il RU.
L’UE sostiene che dovrebbero essere mantenuti per i cittadini europei residenti nel RU tutti i diritti loro garantiti dal diritto UE e che i tribunali inglesi dovrebbero continuare ad adire la CGEU per i casi in cui la situazione giuridica non dovesse essere chiara.
Allo stato attuale, l’interpretazione della legge da parte della CGUE sarebbe persuasiva piuttosto che vincolante, e le corti del RU applicherebbero tale interpretazione al caso di specie restando comunque conformi al diritto inglese.
Secondo Teresa May e il governo del RU, la CGUE è da tempo considerata come una “linea da non oltrepassare”. Nel suo discorso a Lancaster House nel Gennaio 2017, il Primo Ministro disse: “Abbandonare l’Unione europea significherà che le nostre leggi saranno a Westminster, Edimburgo, Cardiff e a Belfast. E queste leggi saranno interpretate non dai giudici in Lussemburgo ma dai tribunali di questo paese”.
Ciò nonostante, il documento orientativo relativo alla CGUE, utilizza un linguaggio più sfumato, respingendo l’idea secondo la quale il RU dovrebbe restare soggetto alla ‘giurisdizione diretta’ della CGUE. L’inserimento per la prima volta del termine ‘diretto’ suggerisce che il RU continuerà ad accettare una qualche competenza giurisdizionale della CGUE. Il documento orientativo propone di stabilire una nuovo tribunale arbitrale composto da rappresentanti del RUE e dell’UE, insieme ad un terzo indipendente.
Un’alternativa possibile potrebbe essere quella di ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA)che governa le relazioni tra l’Islanda, il Lichtenstein, e la Norvegia con il Mercato unico. Tuttavia, la Corte EFTA tende a seguire pedissequamente la giurisprudenza della CGUE, il che significa che questa è un’opzione non molto apprezzata da parte dei sostenitori della ‘hard’ Brexit”. Il recente documento orientativo sembra indicare una volontà di autorizzare la creazione di meccanismi che tengono in considerazione le decisioni della CGUE, emesse sia prima che dopo la Brexit, al fine di evitare la nascita di controversie.
L’apparente addolcimento di questa posizione è dovuto a motivazioni pratiche più che ideologiche. Ci si è resi conto che ignorare completamente la CGUE potrebbe mettere a repentaglio gli accordi sul periodo transitorio e avere conseguenze a lungo termine per il coinvolgimento del RU nei programmi ed agenzie dell’UE, come l’EURATOM sui quali la CGUE ha giurisdizione.
Un nuovo spirito pragmatico sarebbe certamente ben accolto dagli attori economici del RU, i quali dipendono dal commercio con l’UE e sono profondamente preoccupati dalla prospettiva di doversi conformare a due impianti normativi tra loro contradditori. Comunque, a prescindere che il contenuto finale della Brexit sia ‘hard’ oppure ‘soft’ , una significativa parte della normativa del RU rimarrà inevitabilmente influenzata dalle leggi dell’UE, in particolare quelle che riguardano settori tecnici e fortemente regolati. In questi casi, l’UE è del parere che un organo indipendente di controllo e una corte indipendente siano necessari per sovrintendere la legge e risolvere le controversie. L’obbiettivo di tale accordo è quello di evitare controversie a carattere tecnico che siano risolte tramite il ricorso ad un meccanismo tra “stato e stato”.
La maggiorparte di tali questioni troverà una soluzione nell’accordo commerciale che sarà concluso. Il RU spingendo le trattative affinché questa seconda fase inizi quanto prima, mentre l’UE insiste sul volere concludere questa prima fase relativa al confine irlandese, i diritti dei cittadini e i gli accordi finanziari prima di voltar pagina. Come ha detto Michel Barnier: “il tempo stringe”.
Forse quando questo dibattito sarà superato, una visione più chiara del futuro meccanismo di risoluzione delle controversie transnazionali potrà emergere.
Article published: 19th September 2017